METTETE LA BELLEZZA NEI VOSTRI PROGRAMMI POLITICI

Alessandria – Due regali insoliti arrivati in città per abili mani ignote, hanno avuto il pregio di sorprendere in modo piacevole chi ha avuto la sensibilità di notarli, per questo credo sarebbe bene avviare una riflessione sulla bellezza, anche come argomento da inserire nei programmi elettorali.

Nelle immagini scattate in due angoli del centro, un quadro con fiore appoggiato sul muro in mattoni faccia a vista dietro Palazzo Ghilini, quindi un murales o più propriamente una firma (tag) poco distante l’ex Ospedale Militare.

La terza immagine, ad alimentare ferocemente il contrasto con le prime due, un angolo di via Verona, con una installazione estemporanea e del tutto casuale, al fine di soddisfare l’andazzo contemporaneo secondo cui “in ciascuno di noi alberga un animo artistico”.

La bellezza illumina le città, come cultura e forma di vita perché afferma senza meno che vi sono uomini e donne che donano la loro anima in favore della comunità offrendo almeno tre buone ragioni per frequentarne gli spazi.

Per prima proprio la vastità dell’argomento, che induce a discuterne ed a promuovere azioni positive mettendo in moto l’intelligenza collettiva o meglio ancora accrescendo la foga dei cervelli quale motore che muove le città.

La seconda ragione sta che lo sviluppo degli spazi urbani non s’interrompe mai, ma rappresenta una costante dello spirito occidentale in cui le spinte della politica debbono sempre essere messe in discussione con lo spirito del tempo.

Infine, le città europee non sono affatto rappresentate dalla somma dei cittadini positivi e che quindi semplicemente la accettano, ma dalla differenza tra quelli che vogliono costituire la città e coloro che desiderano estraniarsene.

In ogni caso è il forte potere attrattivo della bellezza che rende significative le scelte, che altrimenti scadrebbero nella mera contingenza e affonderebbe nella terribile supposizione, talvolta messe a puntellare scelte politico-amministrative.

Inserire la bellezza nei programmi politici, tenendone poi debito conto nelle scelte di governo della città, avrebbe il pregio di rendere comprensibile lo spazio urbano e aumenterebbe il numero di coloro i quali lo vogliono animare.

La città ideale non è soltanto un luogo di commerci o la sede del potere, ma dev’essere soprattutto un centro di ambizioni capaci di ampliare le sfere di interesse, che sempre funzionano bene come antidepressivi sociali.

L’arte pare inutile quando estraniata da qualunque contesto, ma proprio per questo è in grado di sviluppare una grande forza attrattiva, di cui sarebbe bene per noi tutti far tesoro.

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RIVOLUZIONI CON AUTORIZZAZIONE IN CORSO DI RILASCIO

Il termine Rivoluzione è moderno, anche se appare legato ad un passato destinato a non tornare perché consegnato alla storia nelle accezioni di Rivoluzione Francese, Rivoluzione Bolscevica, eccetera eccetera.

Accadimenti politici virulenti e drammatici legati in gran parte alla reazione di masse, alimentati da disperazione, fame, speranza nel futuro.

Nella contemporaneità pare aver mutato senso comune, essendo utilizzata piuttosto col significato di mutamento ovvero di ulteriore spinta innovativa suscettibile di produrre benessere.

Da significato schiettamente politico a strumento pubblicitario, perché la Rivoluzione non è più rovesciamento, bensì semplicemente un evento prodotto non necessariamente da gruppi consistenti, anzi magari addirittura da un singolo individuo.

Oggi più che mai potrebbe anche somigliare ad un pranzo di gala e più difficilmente potrebbe scavare nella società come una talpa.

C’è sempre bisogno di una autorizzazione.

Va bene anche se queste è in corso di rilascio.

Una rivoluzione che non abbisogna del consenso generale, ma soltanto della garanzia che possa occupare uno spazio autonomo.

Ci potrebbero stare più rivoluzioni nello stesso tempo, nello stesso momento coll’unica differenza data dalla buona promozione con cui vengono distinte l’una dall’altra.

I Rivoluzionari di professione di certo fanno vita meno pericolosa, perché il travaglio è dato dal palinsesto, dalla programmazione degli eventi, dall’ordine burocratico di smistamento delle autorizzazioni in corso.

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2 febbraio 2017 Massimo Cacciari e Luca Ricolfi “Quale società? Quale Democrazia”in Alessandria

A rendere ancor più vivace l’incontro sull’importante quanto delicato tema, saranno presenti ed attivi con domande e riflessioni l’editorialista Piero Bottino de La Stampa, il giornalista Enrico Sozzetti collaboratore di Alessandria News, l’esperto di educazione civica Nicola Mandirola e lo sceneggiatore Claudio Braggio.
Vi saranno inoltre alcuni direttori di testate giornalistiche locali, quali Ettore Grassano di CorriereAL, Don Ivo Piccinini di Radio Voce Spazio, Marco Caramagna de La voce alessandrina e Roberto Gilardengo de Il Piccolo.

claudiobraggio

 

Con me, a rendere ancor più vivace l’incontro sull’importante quanto delicato tema, saranno presenti ed attivi con domande e riflessioni l’editorialista Piero Bottino de La Stampa, il giornalista Enrico Sozzetti collaboratore di Alessandria News, l’esperto di educazione civica Nicola Mandirola. Vi saranno inoltre alcuni direttori di testate giornalistiche locali, quali Ettore Grassano di CorriereAL, Don Ivo Piccinini di Radio Voce Spazio, Marco Caramagna de La vocealessandrina e Roberto Gilardengo de Il Piccolo (di Alessandria).

La celebre frase del drammaturgo tedesco Bertold Brecht“(Il Comitato centrale ha deciso:)poiché il popolo non è d’accordo, bisogna nominare un nuovo popolo”, è stata scelta dall’associazione politico-culturale Arcipelago come spunto ironico e nel contempo provocatorio per l’incontro che avrà luogo nella sala conferenze dell’albergo “Alli due buoi rossi”in via Cavour in Alessandria, il prossimo giovedì 2 febbraio 2017con inizio dalle ore 17,30.
Sul tema “Quale società? Quale democrazia?”interverranno…

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2 febbraio 2017 Massimo Cacciari e Luca Ricolfi “Quale società? Quale Democrazia”in Alessandria

 

Con me, a rendere ancor più vivace l’incontro sull’importante quanto delicato tema, saranno presenti ed attivi con domande e riflessioni l’editorialista Piero Bottino de La Stampa, il giornalista Enrico Sozzetti collaboratore di Alessandria News, l’esperto di educazione civica Nicola Mandirola. Vi saranno inoltre alcuni direttori di testate giornalistiche locali, quali Ettore Grassano di CorriereAL, Don Ivo Piccinini di Radio Voce Spazio, Marco Caramagna de La voce alessandrina e Roberto Gilardengo de Il Piccolo (di Alessandria).

La celebre frase del drammaturgo tedesco Bertold Brecht“(Il Comitato centrale ha deciso:)poiché il popolo non è d’accordo, bisogna nominare un nuovo popolo”, è stata scelta dall’associazione politico-culturale Arcipelago come spunto ironico e nel contempo provocatorio per l’incontro che avrà luogo nella sala conferenze dell’albergo “Alli due buoi rossi”in via Cavour in Alessandria, il prossimo giovedì 2 febbraio 2017con inizio dalle ore 17,30.
Sul tema “Quale società? Quale democrazia?”interverranno due ospiti d’eccezione, il filosofo MASSIMO CACCIARI ed il sociologo LUCA RICOLFI, i quali interloquiranno col presidente di Arcipelago CARLO VISCARDI.
L’ingresso è libero ed a coordinare i lavori ci sarà l’esperto di comunicazione CLAUDIO BRAGGIO, con il compito di inserire gli eventuali interventi del pubblico.
A fronte di una “crisi conclamata delle culture politiche tradizionali”, affermano i sostenitori di Arcipelago, esiste una cultura della cittadinanza, dei diritti e dei doveri, rispondente e responsabile convinta che i cittadini, debbano contare… E non più essere contati.
Cittadini non individui tutti uguali, governabili da una classe dirigente con “frasi, promesse e tasse”, ma pluralità di soggetti che vorremmo convenissero autonomamente tra loro, in organismi dotati di personalità giuridica e politica e ai quali possano essere conferite funzioni rilevanti per il bene comune.
Una irreversibile crisi della democrazia rappresentativa che si può risolvere soltanto con una Grande Operazione Verità, purché si pongano due domande fondamentali: “Quale società, Quale democrazia?”
È una fase costituente quella che auspichiamo, che faccia pensare in termini di Uguaglianza e Responsabilità.
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L’evento del 2 febbraio 2017 è stato preceduto da molti incontri di preparazione con la partecipazione attiva degli associati, di cui alcuni con rilievo pubblico.

Il primo incontro pubblico fra Massimo Cacciari e Luca Ricolfi organizzato da Arcipelago ha avuto luogo in Torino, mercoledì 7 novembre 2012  nella sala conferenze della GAM, la Civica Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea, con il coordinamento lavori affidato al giornalista Marco Castelnuovo.

Hanno fatto seguito due seminari di approfondimento culturale che nell’anno 2013 hanno coinvolto tutti gli iscritti di Arcipelago in quel di Villa Badia di Sezzadio (Alessandria), nei pressi della bellissima Abbazia romanica di Santa Giustina, il 7 luglio sul tema “Strumenti di democrazia: cambiare si può” e quindi in il 19 ottobre “Pensare l’Italia”, entrambi articolati in varie sessioni di lavoro e con la partecipazione di un nutrito gruppo di esperti.

Nella sala conferenze Alexala nel chiostro di Santa Maria di Castello in Alessandria, venerdì 22 gennaio 2016 è stato presentato il saggio “Manifesto per la Sinistra e l’Umanesimo sociale” (Mimesis, 2015) con la partecipazione di uno dei due autori, il professor Paolo Ercolani, che insegna filosofia all’Università degli Studi di Urbino, autore di molti libri ed articoli scientifici, collaboratore del Corriere della Sera per il dorso La lettura, per il Manifesto, Micromega, collaboratore con il canale filosofia di Rai International; fondatore e Presidente dell’Osservatorio filosofico (www.filosofiainmovimento.it).

Ad affiancare il professor Ercolani c’era il professor Luciano Fasano, del Dipartimento di Scienze Sociali e Politiche dell’Università degli Studi di Milano.

    L’ospite di venerdì 22 aprile 2016, nella sala conferenze dell’associazione Cultura&Sviluppo in piazza Fabrizio De Andrè 76 in Alessandria, è stato il professor Raffaele Simone, autore del saggio “Come la democrazia fallisce” (Garzanti, 2015).

Professore ordinario di Linguistica generale presso l’Università la Sapienza in Roma, è studioso di filosofia del linguaggio, storia del pensiero linguistico-filosofico e altre tematiche di linguistica teorica e descrittiva.

Un breve ciclo, che ha consentito di percorrere i temi della cultura politica contemporanea con la presentazione venerdì 10 giugno 2016 del saggio della professoressa Valentina Pazè “Cittadini senza politica. Politica senza cittadini, (GruppoAbele, 2016), nella sala incontri della Casa di Quartiere in via Verona 116 in Alessandria.

L’autrice è ricercatrice di Filosofia politica presso l’Università di Torino, già autrice di importanti studi sul tema, fra cui si citano “In nome del popolo. Il problema democratico” (Laterza 2011 ed ha ottenuto il premio Burzio nel 2013), “Comunitarismo” (Laterza 2004), “Il concetto di comunità nella filosofia politica contemporanea” (Laterza 2002).

Ad affiancarla i giornalisti alessandrini Ettore Grassano ed Enrico Sozzetti, assieme all’esperto di temi costituzionali Nicola Mandirola.

In ogni appuntamento, al presidente di Arcipelago Carlo Viscardi ha svolto il compito di avvio della discussione, anche intervenendo in varie occasioni.

Il coordinamento dei lavori degli ultimi tre gli eventi, quelli svolti in Alessandria, è stato affidato a Claudio Braggio, esperto di comunicazione, il quale aveva anche il compito di inserire gli interventi del pubblico.


Tracce per le iniziative future (non necessariamente in quest’ordine)

 

MARZO – idee sul governo di una città, ideale, inventata, reale che sia; Alessandria una città alla perenne ricerca di identità, non trova mai nessuna vocazione e pare sposarne molte, ma nessuna per molto tempo; associazioni e gruppi di cittadini impegnati sul fronte dell’Umanità; un luogo a misura d’uomo.

 

APRILE – il lavoro che non c’è più, il lavoro che dovremo inventarci; dai mestieri che si dice nessun europeo voglia più fare a quelli che comunque restano necessari; la tecnologia cambia la relazione fra uomo e lavoro; lo spazio, gli spostamenti, il tempo sono valori economici, ma allora il talento e la capacità quanto influiscono sul nostro presente e sul futuro?

 

MAGGIO – la geografia politica non tiene conto né di quella fisica, né dell’antropologia, così nel tempo hanno sempre mostrato la loro fragilità gli “Stati fatti col righello” (come gli Stati Uniti d’America, le province del Regno d’Italia, gli Stati sorti dalla dissoluzione dell’Impero d’Austria e poi da quello Austro-Ungarico, gli Stati coloniali e quelli del Medio e del Vicino Oriente); il tema del confine, oggetto mentale che produce nefasti effetti reali.

 

GIUGNO – dalla redazione del Manifesto di Ventotene alla ricerca della sua applicazione, passata attraverso il compromesso; l’ideale che si piega alla ragion pratica della politica oppure un sogno che viene rimandato? Confederazione o Unione di Stati? Perché non si rimescolano le deleghe di alcuni dei poteri?

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IL GRANDE IMBROGLIO (entra con noi in politica -affissione abusiva)

Il lento suicidio della politica è iniziato con la negazione della creatività.

La cosiddetta antipolitica vagheggia in modo velleitario in merito alla sostituzione di professionisti o comunque di talentuosi della politica.

Anche questa è una forma di suicidio, forse meno evidente nella fase iniziale.

Sono fuorigioco entrambe, perché se è sempre lecito discutere in merito alle forme di elezione, il criterio di rappresentanza impone comunque che vi sia una scelta e in democrazia un gruppo, sia di elettori o altro, ha sempre il buon diritto di riconoscersi in una figura politica.

Quale sia la base del criterio di sostituzione sfugge, perché la competenza in un settore dovrebbe buon elemento per orientare le scelte di rappresentanza.

In ogni caso occorre un modello di scelta della rappresentanza ed a quanti dedicano la propria opera deve essere riconosciuta un equo compenso, soltanto per il periodo in cui presta servizio alla comunità.

La politica non è un mestiere e neppure una professione riconoscibile, quindi i volontari che per predisposizione e per buona volontà concedono parte del loro tempo, non hanno diritto alcuno per prolungare benefici oltre misura, né di essere inamovibili.

Sono questi vizi da stigmatizzare, vera e propria cancrena che fa marcire un ruolo sociale necessario con privilegi non necessari, una corruzione diffusa considerata inevitabile, l’esaltazione del cretino messo al posto giusto in quanto manovrabile.

La chiamata in politica è ora ridotta alla costituzione di una accozzaglia di vacui, incompetenti, incolti, privi di esperienza, talvolta con inclinazioni malavitose.

Tuttavia la cosiddetta antipolitica non rappresenta in alcun modo il contrario, pur manifestando auspicabili virtù quali l’onestà, il talento, l’operosità.

La strada, più difficile da percorrere è quella della creatività politica, che alla luce delle virtù contribuisce alla comprensione della realtà sociale e storica, rivelandone i limiti e indagando sulle possibilità di trasformazione sociale.

Il confronto serio che ci occorre è quello ci può aiutare ad immaginare la società desiderabile, producendo una costante analisi critica delle pratiche e delle istituzioni che esprimono l’autonomia o la sua mancanza.

Ponendo sempre al centro l’essere umano e giammai le strutture politiche.

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PRAVERNARA REMIXED OVVERO IL FRAMMENTO PREZIOSO DI UNA DIVERSA GEOGRAFIA

Valenza Po (Alessandria) – Nella notte che avvolge la cinquecentesca Villa Pravernara, poco distante da Valenza Po in provincia di Alessandria, sono emersi due elementi di forza che hanno reso efficace la presentazione dei progetti degli artisti inseriti nella residenza “Una diversa Geografia”.

Li considero alla pari, perché l’attenzione mostrata dal numeroso pubblico intervenuto era assoluta, esattamente come di alto livello è la caparbietà mostrata dal direttore artistico, l’ottimo Ugo Pitozzi, che da alcuni anni offre occasioni di incontri artistici di qualità ai territori dell’alessandrino e dell’astigiano.

Le esibizioni di uno dei gruppi vincitori del bando “Ora! Linguaggi Contemporanei Produzioni Innovative” bandito dalla Compagnia di San Paolo, sono piaciute essendo chiara dimostrazione dell’impegno profuso nel corso di un mese di scambi e interazioni continue, nella residenza teatrale che ha coinvolto artisti portatori di lunghe esperienze e giovani dotati di talento.

Una intera notte trascorsa con la calorosa partecipazione di un pubblico che si è alternato a gruppi, lasciandosi coinvolgere in modo totale nelle emozioni trasmesse da cinque situazioni spettacolari.

La più intensa, ricca di energia e con una carica emozionale rara, quanto brillante e originale è stata senza dubbio la coreografia dello stesso Pitozzi, resa in modo magistrale da Natasha Buono, Sabrina Camera, Lorenzo Vespoli, Giulia Vuillermoz.

Con la partecipazione di Myriam Leplante, artista visiva canadese, nel ruolo di una disturbatrice che infine viene letteralmente defenestrata, offrendo allo spettacolo una nota umoristica che lo impreziosisce.

Sono inoltre da rimarcare positivamente le scelte musicali apprezzate nel corso delle esibizioni, su musiche di Aldo Brizzi ed anche con la voce della cantante lirica Gracia Reis.

I lunghissimi applausi del pubblico, che sembrava non voler più lasciare quel luogo e quei tersicorei in perfetta sintonia fra loro, è la miglior testimonianza di giudizio che si possa mai ottenere nel mondo dello spettacolo.

Coinvolgenti, pur con impatto iniziale meno forte, le interessanti ricerche audiovisive di “Incubus”, installazione audio e video di Tommaso Rinaldi con musiche di Globster, e la performance audiovisiva “Genera” curata da Enrico Zimmel in arte Catodo e Tony Lioci ovvero Globster, con immagini statiche di Tommaso Rinaldi.

Densa di umorismo la “Fenomenologia del dubbio” inscenata da Myriam Leplante, che ha giocato in senso concreto con le parole e la costruzione del senso, scritte a pennarello sul grande foglio che una volta tagliato in due dall’artista ha permesso di aprire le porte di una stanza, dove ha proseguito il gioco con alcuni oggetti per creare una sorta di parallelo su illusione, finzione, fraintendimento.

Gli avvenimenti sono da me citati in ordine sparso per rimarcare anche la bellezza creativa del mescolamento spettacolare, che evidenzia anche quello fra esperienze e idee che è il motivo dominante della residenza artistica.

Così traspare nell’”Interior site project” di Cuocolo e Bosetti ovvero IRAA Theatre compagnia d’innovazione teatrale, che lavorato sull’interazione di una parola dal vivo in una convincente prova d’attrice, immersa in una innovativa scenografia nient’affatto statica.

Si tratta di una rivalutazione in senso narrativo, perché la scenografia è stata realizzata con il continuo movimento di una videocamera a riprendere oggetti posizionati su un tavolo in scena, con immagini rimandate su un grande schermo alle spalle dell’attrice con opportune scelte didascaliche e contestuali.

Un aspetto critico negativo in questo caso è imputabile al testo, dove la buona idea di creare commistione fra vita reale di una spettatrice e vita immaginata perché presa a prestito dalle storie cinematografiche, ha trovato il suo punto debole nel testo, costruito per buoni tratti in modo frammentario e non capace di sfruttare al meglio la buona idea.

Nel complesso occorre fare i complimenti a tutti quanti hanno collaborato all’iniziativa, le cui fatiche sono chiaramente decifrabili nella cura dei progetti presentati, che hanno come linea rossa di conduzione l’indagine sul tema del corpo, inteso come linguaggio, come strumento utile, come territorio da esplorare, come campo di battaglia da affrontare.

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CARLO CARRÀ DI QUARGNENTO, UNA BELLA MOSTRA GRAZIE A DUE ANNI DI IMPEGNO CULTURALE (dal 24 settembre al 23 ottobre 2016)

Quargnento (Alessandria) – L’informazione cruda pretende che si diano delle cifre, ma non è possibile ridurre in sintesi la bellezza di trenta opere di Carlo Carrà di Quargnento, che hanno preteso due anni di impegno culturale e fisico da parte del gruppo che l’ha infine allestita nel palazzo comunale del paese natìo del pittore.

Nel cinquantesimo anno dalla morte di uno degli inventori del Futurismo, i curatori Rino Tacchella e Maria Luisa Caffarelli in collaborazione con Luca Carrà, nipote dell’artista, hanno condiviso col numeroso pubblico la bella narrazione del rapporto fra le immagini prodotte da un uomo profondamente legato ai luoghi della sua infanzia, legame rafforzato dalle permanenze in Milano, Parigi, Londra.

Ecco, come si possono raccontare le fatiche di un impegno fisico e mentale durato un paio d’anni, seppur discontinuo, ma non per questo meno pressante o faticoso, vivendo nell’ansia di riuscire a render giusto omaggio nella ricorrenza della dipartita di uno dei grandi della pittura, scoprendosi pressoché unici in Italia?

La scelta virtuosa del Comune di Quargnento, retto dal Sindaco Luigi Benzi, è stata quella di avviare la costruzione di un mondo attorno ad un evento eccezionale che avrà per protagonista il quargnentino più celebre.

Questo il senso dell’intenzione di procedere con altre iniziative, come quella di avviare iniziative di arte applicata utilizzando la recuperata Chiesa della Santissima Trinità, non più adibita al culto religioso e divenuta oggetto di restauro conservativo grazie alla collaborazione con la Compagnia di San Paolo di Torino.

Contando anche sulla preziosa partecipazione del pubblico, che per omaggiare Carlo Carrà alla vernice di sabato pomeriggio si sono presentati in alcune centinaia, quaranta alla volta nelle sale del Consiglio Comunale.

Dove risiede l’eccezionalità?

Brutalmente occorre riconoscere che in questa parte di mondo chiamata provincia si fa festa grande quando alla presentazione di un libro come all’inaugurazione di una mostra di qualunque tipo si sfonda il muro delle venticinque persone, ma sono pochi gli organizzatori che riescono nella magia.

Tuttavia il centro autentico dell’evento sta nella bellezza delle opere di Carrà, qui in selezione accurata che mostrano l’evoluzione tecnica ed umana che ha sperimentato in ogni stagione della sua vita, a dimostrare una vitalità che per estrema semplicità viene ricondotta alla giovanile adesione al Futurismo.

Un’opera su tutte e a mio parere è simbolo più delle altre della fatica, dell’impegno, della ricerca della bellezza ovvero “Autunno (ritratto di Emilio Colombo” del 1909.

Il periodo è quell’attenzione alle tecniche del divisionismo o puntinismo per la caratteristica dominante data dalle piccole pennellate puntiformi, che il nostro rilegge come segno allungato, filo leggero che intesse colore su colore per rimandare molto più della raffigurazione, essendo pura ricerca delle ambivalenze della luce.

Un quadro su tutti perché si tratta di quello che in modo più immediato e radicale è arrivato al cuore, ma questo senza sottacere la bellezza e la maestria delle altre ventinove opere disposte in ordine cronologico.

L’elemento più importante della mostra è l’impianto narrativo nel suo complesso, perché strutturato in modo puntuale per offrire tanto al cultore, quanto al neofita che s’approccia incuriosito una bella rappresentazione dell’evoluzione tecnica ed umana di un grande artista.

Così si leggono in modo universale, senza bisogno di mediazioni o spiegazioni, nel giovanile e celebre “La strada di casa” (1900, inchiostro e acquerello su cartone) i chiari legami con le proprie origini, espressi con una genialità intuibile già un paio d’anni prima pergamena “Agli sposi”, una tempera su carta sino ad ora mai pubblicata in catalogo.

Ci sono i passaggi nel Futurismo, che ha contribuito a costruire non soltanto nelle redazioni d’intenti dei Manifesti, l’attrazione provata dai luoghi d’arte come Venezia e Firenze, quella che si potrebbe definire la bellezza originata dalla noia dei paesaggi della Versilia da lui frequentata in oltre quaranta Estati.

A buon corredo del catalogo molte fotografie che mostrano il paese alessandrino com’era all’epoca dell’artista, nonché molte che ritraggono Carrà anche in Alessandria ed in molte occasioni ufficiali e no a testimoniare il suo rapporto intenso col territorio.

La mostra evento è prevista dal 24 settembre sino al 23 ottobre, ospitata nella Sala D’arte Carlo Carrà del Palazzo Municipale, con apertura quotidiana (dalle ore 9,30 sino alle 12,30 e quindi dalle ore 16,00 alle 19,30).

Un’impresa resa possibile dalla collaborazione fra il Comune di Quargnento e l’Associazione per l’Arte e la Cultura “Il Nuovo Futurismo onlus”, oltre al sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio e di Alessandria e della Casa di Risparmio di Torino, senza dimenticare l’impegno di molti volenterosi.

Un paese che conta circa mille300 abitanti e valorizza da sempre l’arte, come testimoniano le molte edizioni dell’estemporanea biennale di pittura “La strada di casa” alternata col “Simposio di scultura in tufo del Monferrato”.

Inoltre il luogo non è nuovo ad iniziative di grande rilievo, le cui presentazioni ufficiali sono ospitate nella splendida villa settecentesca dei Marchesi Cuttica di Cassine, concessa dalla famiglia del Barone Guidobono Cavalchini Garofoli.

Così anche la presentazione della mostra “Carlo Carrà di Quargnento”, ha avuto lo stesso luogo deputato delle mostre “Giulio Benzi 1907-2007 Cento anni di nostalgia per Quargnento” (2007), “Giuseppina Reposi 1911-2011 a Quargnento una inconfessata indole artistica” (2011) e “Carlo Carrà – Uberto Bonetti. Primo e Secondo Futurismo si incontrano a Quargnento”.

 

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